Nel periodo contrassegnato dalla pandemia di Coronavirus diminuiscono le aziende e le imprese dell’artigianato. Le province con più difficoltà sono Piacenza, Modena e Parma.

Clicca per scaricare l’elaborazione del Centro Studi di Confartigianato Emilia-Romagna sulle imprese iscritte alle Camere di Commercio regionali I trimestre 2020

Calano del 49% le imprese iscritte alle Camere di Commercio dell’Emilia-Romagna, nel confronto fra i bimestri marzo/aprile 2019 e 2020. Questo è il dato che emerge dall’analisi compiuta dal Centro Studi di Confartigianato Emilia-Romagna sui dati del primo trimestre 2020 rilevati da Movimprese. Sono 1.215 le imprese artigiane in meno in Emilia-Romagna nel primo trimestre 2020, contro un calo di 1.056 dello stesso periodo nel 2019. In diminuzione anche le iscrizioni: tra gennaio e marzo di quest’anno in Emilia-Romagna per l’artigianato si registrano 2.638 nuove aperture, 295 in meno rispetto all’anno precedente.

A livello provinciale nel bimestre marzo-aprile registra il calo più consistente del numero di iscrizioni Piacenza (-65,2%), seguita da Modena (-59,2%) e Parma (-57,3%). Si difendono le imprese di Ferrara (-29,4%), Bologna (-39,3%) e Ravenna (44,5%). Vicine al 50% le province di Forlì-Cesena (49,2%), Rimini e Reggio Emilia, entrambe con il 51,4%.

Esaminando il trend delle iscrizioni per sezione Ateco si evince che a marzo-aprile 2020 le iscrizioni crollano in maniera più accentuata per le Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (-62,7%), le Attività manifatturiere (-60,1%), le Costruzioni (-56,6%), le Attività dei servizi di alloggio e ristorazione (-56,4%), il Trasporto e magazzinaggio (-56%) e le Attività professionali, scientifiche e tecniche (-54,3%).

“Quello che chiediamo è un’azione poderosa da parte delle istituzioni e delle banche, per ridare ossigeno alle imprese – commenta Marco Granelli, presidente di Confartigianato Emilia-Romagna nonché vice presidente vicario nazionale di Confartigianato Imprese -. Alla politica chiediamo maggiore velocità nelle risposte, meno burocrazia e una strategia che dia fiducia ai comparti più sofferenti: turismo, costruzioni e attività ricettive. Serve un piano straordinario, con misure rapide ed efficaci anche sul piano della liquidità alle imprese, perché non c’è tempo da perdere. Ciò che si temeva maggiormente è ora davanti ai nostri occhi. Accanto alla realtà della pandemia, che ha messo in difficoltà i territori dal punto di vista sanitario, ora la congiuntura ci mostra una grave emergenza economica”.